Al bar delle superstiti -mille parole-

-Ma che sei tu Renzo? Lo sai che c’è io vado all’ospedale e sto S. Valentino me lo passo con Glauco!–Ma fa un po’ come te pare io me ne torno a casa.-

Lucia e Renzo si erano beccati per un’ora in quel bar dietro l’angolo di Via Margutta, un incontro per festeggiare S valentino era diventato ben presto una litigata epica. Partiamo dall’inizio e dal momento che Renzo era entrato al bar. Vestito come se stesse andando alla cresima del cugino era arrivato verso le cinque del pomeriggio. Aveva la fissa di arrivare in anticipo, la paura di trovare una sua ex al banco lo attanagliava e soprattutto lo intimoriva per le conseguenze. La sua storia sentimentale era stata delle più catastrofiche, ad ogni ragazza aveva donato quello che in gergo si chiama amore, ma che in pratica per lei significava un braccio rotto. Eh si una particolarità assurda ma che puntualmente al primo appuntamento avveniva. Non si sa come avvenisse in realtà ma quando lui cercava di stringere a se la sua dama, o nel cuore dell’appuntamento, si ritrovava solo in piedi e con lei in terra a maledirlo. Era come un elefante dentro una vetrina di cristalli, diciamolo apertamente. Questa volta doveva essere differente ad ogni costo, la voce cominciava a spargersi e di ragazze intenzionate ad uscire con lui ne erano rimaste ben poche. Aperta la porta del bar c’erano una ventina di tavoli posti alla destra e alla sinistra di un viale centrale. Ad una decina di passi dalla porta d’accesso era collocato il bancone, alle cui spalle c’era la cucina. Tirò un sospiro visto che c’era un uomo dietro la macchina del caffè, sembrava l’unica persona a gestire quel posto.

-Ciao sono Renzo ho prenotato un tavolo per le 18- Aveva detto avvicinandosi al bancone

-Non ti pare presto? Manca ancora un’ora che sei venuto ad apparecchiare?- Gli aveva risposto Glauco

-Non sarebbe mica una cattiva idea, posso?- Rispose Renzo

Neanche il tempo di dirlo e tra lo stupore di Glauco aveva iniziato a spostare i tavoli, creando sulla sinistra del viale d’entrata un ammasso come si accatasta la legna per i fuochi delle feste rionali, e alla destra il vuoto con un solo tavolo nel mezzo. 

-Allora questo quadro e i fiori, che sono pure brutti, me li metti in cucina- Aveva detto Renzo

-Io non ho capito se ti ci hanno mandato o se ci sei venuto di tuo. Ora rimetti tutto apposto!- Aveva urlato Glauco avvicinandosi a Renzo.

-Guarda ti prego se non rimane cosi mi va’ per l’aria un appuntamento. Fammeli lasciare cosi-

Glauco era ancora più arrabbiato e avvicinandosi a Renzo:

-A moro ….-

Non fece in tempo a finire la frase che cascò a terra dolorante a un braccio, non si era avveduto di una sedia che Renzo aveva ribaltato in terra, e messa li per difendersi dalla furia di Glauco. L’ambulanza arrivò nel giro di un quarto d’ora tra la disperazione di Renzo e le imprecazioni di Glauco. 

-Guarda non tocca niente che tra poco arrivano Elisa e Francesca. Statte fermo che già hai fatto danno- Aveva urlato Glauco a Renzo, impietrito nel centro del locale, mentre gli operatori del 118 lo portavano via. Renzo era cosi scosso che non si accorse che Elisa e Francesca erano già alle sue spalle. Le due quasi con una voce unica:

-A Renzo ma proprio qui dovevi venire a prendere l’aperitivo per S. Valentino?-

La voce era stata come un pugnale conficcato nel costato, le aveva riconosciute nonostante fossero alle sue spalle. Elisa era l’ultima ragazza con cui era uscito una settimana prima, pardon con cui aveva iniziato l’appuntamento prima di portarla al pronto soccorso. La maledizione l’aveva colpita dopo una mezz’ora, mentre andava al bagno per aggiustarsi il trucco era scivolata su un fagiolo. L’unico superstite di una bruschetta divorata da due ragazzi, e che per casualità era caduto in terra prima che il cameriere pulisse. Francesca invece era uscita con lui un mese e mezzo prima e anche lei era stata ridotta, come la frattura al braccio destro, nella maniera delle altre. Tutto sembrava andasse bene quella volta ma all’uscita del locale Renzo, per scansarle la tenda che ostruiva l’uscio, l’aveva stretta a se troppo energicamente, come per difenderla da un uragano, e lei per divincolarsi era poi scivolata in terra. Frattura del radio e riduzione della frattura con un intervento chirurgico fu l’esito di quell’incontro.

-Elisa … Francesca… ma lavorate qui?- Disse Renzo voltandosi verso le due razze e con un filo di voce.

– Non siamo mica solo noi c’è anche Eleonora- te la ricordi?- Gli rispose Elisa

– Eleonora.. quella volata giù dal cavalcavia e caduta su una barca di passaggio?- Rispose Renzo

Quella fu veramente catastrofica e era avvenuta circa tre mesi prima. A passeggio mano nella mano sopra il ponte del fiume Potomak l’aveva spinta di sotto, il tutto mentre lui cercava di baciarla e nel frattempo scivolava su un sampietrino. La spinta fu cosi forte che Eleonora volò di sotto e, sfortunatamente, cadde invece che in acqua sopra una barca a remi che passava di li per caso. Anche per lei dopo le imprecazioni di rito ci fu il ricovero in ospedale, con il solito braccio rotto a testimoniare il tutto. 

-Ma che è il bar de quelle che so uscite con me?- Disse Renzo con una grassa risata.

-Guarda che sull’insegna c’è il nome tuo. Solo Glauco non era ancora incappato nella tua sbadataggine… Prima di oggi.- Aveva risposto 

Eh si l’insegna era eloquente ma Renzo non se ne era accorto visto che su internet c’era ancora il nome vecchio: Bar all’angolo. Ora a sua disgrazia si chiamava: “Al bar delle superstiti di Renzo”. Fuori un tumulto di gente che si era gustata tutta la scena, sogghignando e ridendo a crepapelle indicava Renzo:

-Anvedi ora sapemo a chi è intitolato il bar. A sfigato!- Avevano gridato gli spettatori proprio mentre arrivava Lucia.

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